“Le cose che ho imparato nella vita”

23 03 2009

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.

-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.

-Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.

-Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.

-Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,o essi controlleranno te.

-Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.

-Che la pazienza richiede molta pratica.

-Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.

-Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai,è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti. -Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.

-Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze:sarebbe una tragedia se lo credesse.

-Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.

-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.

-Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.

-Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.

-La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.

-È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.

-Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.

-Non cercare le apparenze, possono ingannare.

-Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.

-Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.

-Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.

-Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!

-Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.

-Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.

-Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.

-Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.

-L’amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.

-Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi dolori.

-Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

Paulo Coelho

Volevo rendervi partecipi di questo testo. Ritengo che ci sia poco qui da commentare, ogni commento sarebbe superfluo e oltremodo riduttivo. Ma un appunto lo vorrei fare comunque.

Questo testo è stato scritto da un grande scrittore (scusate il bisticcio!), ma proviamo a dimenticare per un attimo questo: pensiamo che è stato scritto da un uomo, un adulto che ha vissutomolto ed intensamente e ora, o posteriori, ha voluto fare un po’ il punto della situazione. Mi stupisce il fatto di come siano banali i problemi in cui incorriamo. Mi spiego meglio: quando un problema arriva, lo subiamo intensamente, ci adoperiamo con tutti noi stessi per risolverlo anche se sembra una montagna troppo alta per le nostre umane forze, comunque ci impuntiamo, ci arrabbiamo col mondo intero finchè, alla fine, non risolviamo la questione e raggiungiamo il nostro scopo. Questo testo, implicitamente, dice di fare l’esatto contrario: non ha senso prendersela troppo con qualcosa (o qualcuno), la via giusta risiede sempre nella pazienza, nel dialogo e (soprattutto) nel perdono. Solo così riusciremo a vivere bene, in pace anzitutto con noi stessi e poi con il mondo che ci circonda.

Mi rendo conto che quanto auspicato qui è irrealizzabile ed utopistico… un mondo così sarebbe un mondo in cui non esisterebbero guerre, controversie, dove, in sostanza, non esisterebbe il male… troppo bello. Tutti noi, tuttavia, nel nostro piccolo, possiamo cercare di cambiarlo: la strada qui predicata è difficile da perseguire, sarebbe molto più facile discolparsi egoisticamente dicendo “cosa posso fare io, una semplice persona?”.

L’oceano è fatto da minuscole gocce d’ acqua (o, come ci insegna la caimica, da molecole di H2O): senza una goccia, non subisce cambiamenti, anche senza due… ma goccia dopo goccia l’oceano si prosciuga, e a quel punto non c’è veramente più niente da fare…e poi, “l’unione fa la forza”.

Spero di essere stato chiaro… chi ha orecchie per intendere intenda…


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Assignment 2: Delicious

18 03 2009

Inizialmente non avevo capito niente di questa applicazione. Insomma, non ne vedevo l’utilità ai fini pratici. Poi, finalmente, ho capito: è la condivisione della barra di internet dei preferiti. E fin qui ci siamo. Però, in fondo, a cosa serve? Cioè, cosa me ne frega di sapere cosa c’è nei preferiti (o “bookmarks”) di altri sconosciuti? Provando e riprovando, infine, ho capito anche quello: serve per trovare link a dei siti segnalati già da altri con determinate parole chiave, le cosiddette “tag”. Quindi, più persone “taggano” un sito, più sarà facile da rintracciare, senza perderlo nell’ immensa ed intricata rete.

Delicious è facile da gestire, ha un’ interfaccia minimale, non caotica ed essenziale. Fare la registrazione è ancor più facile… questo è il link alla mia pagina:

http://delicious.com/tommapt

Ancora lo sto aggiornando, intanto ci ho messo pochi siti, in particolare sottolineo il link ad un articolo del Scientific American che ho taggato con “evoluzione” e “colori”…

Un’ ultima riflessione: l’aver creato questo archivio condiviso ha ulteriormente contribuito a far accrescere la mia consapevolezza sulla funzione della rete. Mi piace quest’ idea di collaborazione e condivisione del proprio lavoro…chissà, magari poi potremo essere anche utile…

-con queste arrivo a duecento parole-





I Care

17 03 2009

Non vedremo sbocciare dei santi finchè non ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale…

Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I CARE”. E’ il motto intraducibile dei giovani […] migliori: ” me ne importa, mi sta a cuore”. E’ il contrario esatto del motto […] “me ne frego”.

Questa è solo una piccola citazione del grande don Milani. Un uomo, biologicamente come tutti noi (e, in questo momento, direi anche anatomicamente! Però dietro quell’ aspetto comune si nasconde un grande uomo, un uomo che ha saputo capire davvero che cosa è l’insegnamento, che è riuscito a comprendere che la scuola non è solo quella che si fa dentro a quell’ edificio, a sedere su una sedia e con un libro aperto sul banco. No. La prima scuola è la vita,  l’ esperienza. Ecco un altro brano tratto da “Lettera ad una professoressa”:

Sandro aveva 15 anni. Alto un metro e settanta, umiliato, adulto. I professori l’avevano giudicato un cretino. Volevano che ripetesse la prima per la terza volta.

Gianni aveva 14 anni. Svagato, allergico di natura. I professori l’avevano sentenziato un delinquente. E non avevano tutti i torti, ma non è un motivo per levarselo di torno.

Né l’uno né l’altro avevano intenzione di ripetere. Erano ridotti a desiderare l’officina. Sono venuti da noi solo perché noi ignoriamo le vostre bocciature e mettiamo ogni ragazzo nella classe giusta per la sua età.

Si mise Sandro in terza e Gianni in seconda. E’ stata la prima soddisfazione scolastica della loro povera vita.

Sandro se ne ricorderà per sempre.

Gianni se ne ricorda un giorno sì e uno no.

La seconda soddisfazione fu di cambiare finalmente programma.

Voi li volevate tenere fermi alla ricerca della perfezione. Una perfezione che è assurda perché il ragazzo sente le stesse cose fino alla noia e intanto cresce. Le cose estano le stesse, ma cambia lui. Gli diventano puerili tra le mani.

Per esempio in prima gli avreste detto riletto per la seconda o terza volta la Piccola Fiammiferaia e la neve che fiocca fiocca fiocca. Invece in seconda ed in terza leggete roba scriba per adulti.
Gianni non sapeva mettere l’acca al verbo avere. Ma del mondo dei grandi sapeva tante cose. Del lavoro, delle famiglie, della vita del paese.

Qualche sera andava col babbo alla sezione comunista o alle sedute del Consiglio Comunale.
Voi coi greci e coi romani gli avete fatto odiare tutta la storia. Noi sull’ultima guerra si teneva quattro ore senza respirare.

A geografia gli avreste fatto l’Italia per la seconda volta. Avrebbe lasciato la scuola senza aver sentito rammentare tutto il resto del mondo.

Gli avreste fatto un danno grave. Anche solo per leggere il giornale.
Sandro in poco tempo s’appassionò a tutto.

Qello che mi ha sempre affascinato di don Milani è l’ empatia che riusciva ad instaurare coi ragazzi, coi giovani. Cosa davvero difficile, specialmente per un sacerdote in un’Italia spaccata dalle tensioni sociali della metà del ‘900. Empatia incredibile per un uomo semplice quale era. Ma io oggi mi chiedo: cosa penserebbe oggi don Milani vedeno quello che è diventatao lo scopo dell’ istruzione?

Da quanto traspare dagli scritti del priore di Barbiana, egli aveva in mente un istruzione che andava al di là del puro nozionismo, della mentalità dell’ acquisire ilmaggior numero di informazioni possibile: anche questa è una forma di consumismo… Oggi i professori (parlo soprattutto a livello di medioe inferiori e superiore, l’ università ha meno a che fare con queste problematiche, non che ne sia comunque esclusa…) sono semplicemente degli insegnanti che spesso fanno ricadere addosso ai loro poveri studenti tutta la loro immensa conoscienza senza quasi mai curarsi del loro pubblico (obbligato all’ ascolto), non sono dei formatori o educatori che sono in grado (ma soprattutto vogliono) costruire, mattone dopo mattone, la persona studente.

Certo, la situazione attuale non è del tutto negativa, comunque infinitamente lontana dalla visione (quasi utopistica) di don Milani. Questa utopia deve comunque rimanere, anche se probabilmente non si avvererà mai, come un faro che illumina la strada, una stella polare da seguire, anche se impossibile da raggiungere.

Questo post vuole essere uno spunto di riflessione su questo grande uomo e su ciò che ci ha trasmesso, e magari anche una speranza per il futuro. Spero di non essere stato noioso.





Pensieri su “La Cura”

13 03 2009

Bellissima canzone. Era un po’ di tempo che non la ascoltavo. Poi proprio ieri mi capita tra le mani un lettore mp3 che avevo dimenticato in un cassetto. Mi metto un po’ ad ascoltare in modalità “riproduzione casuale” e dopo poco mi capita di sentire questa canzone.In modo del tutto casuale, in quanto non mi ricordavo minimamente di avrla inserita in quel letore.

Prima di quel momento, non mi ero ancora soffermato sul testo, lo avevo preso come una bella ma comunque comune canzone d’amore. Ma proprio ieri questa mia credenza vacilla. Ecco qui di seguito il testo:

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te…
io sì, che avrò cura di te.

Un testo così non può banalmente ridursi ad una canzone che un innamoraissimo “Lui” dedica ad un’ idealtipica “Lei”, per la serie del “vissero felici e contenti”. No, ci deve essere qualcosa di più, qualcosa di più… trascendente.

Non ancora contento, allora, comincio la mia pereginazione sulla rete: all’ inizio trovo solo siti che interpretano questa anzone in modo romanticissimo e sdolcinato. Poi, continuado a cercare, mi imbatto in un blog (questo è il suo link http://la-cura-franco-battiato.blogspot.com/ ).

In questo blog, l’autore fa un’ esegesi molto articolaa ed interessante, analizzando ogni verso del testo della canzone. Mi ha subito incuriosito il titolo: “Una preghiera al contrario”.  In sinesi, ritiene che la canzone sia da interpretare proprio come una preghiera che fa Dio ell ‘uomo, invertendo i classici canoni di uomo che chiede e Dio che risponde. Interpretazionepiuttosto curiosa, che comunque non esclude la possibilità che la canzone sia una canzone d’amore. Amore da intendere non solo strettamente di un uomo per una donna, ma più in generale: per un figlio, un amico, una persona cara…

Personalmente ritengo che uesta interpretazione sia molto interessante, tuttavia forse un po’ troppo complicata. Mi piace comunque molto, e mi rendo conto che essa non è l’ unica possibile interpretazione. E questa canzone mi piace molto perchè, se anche fosse da interpretare come la classicaa canzoncina d’ amore di lui per lei,  non è banale e comune, tutt’ altro. Io non ho (purtroppo) una gran cultura sulla musica di Battiato (anche se spero di colmarepresto questa mia lacuna), perchè la trovavo inutilmente difficile e inconcludente. Ora, la mia opinione si è cambiata: non dico che sono diventato un fun scatenato di Battiato, comunque mi interesserò di più la prossima volta che ascolterò una canzone di Battiato, cercando di andare più a fondo nella comprensione del testo.

Questo post, in realtà, vuole essere, oltre ad uno spunto di riflessione, un invito a non fermarsi all’ apparenza ma ad andare a fondo e approfondire anche cose che appaiono banali. Vi invito inoltre a commentare se avete qualcosa da dire a riguardo.

Ciao a tutti, alla prossima!






New theme!

11 03 2009

Questo blog è in continuo accrescimento… il tema che avevo impostato all’ inizio non mi convinceva ancora un gran chè, era un po’ freddo…

Per questo ho deciso di mettere un nuovo tema, e tutto sommato credo sia migliore. L’ho anche personalizzatocon un frammento di un quadro direi molto famoso: fate il sondaggio a lato per capire qual è.

Ciao alla prossima!





Sempre a proposito di rete…

9 03 2009

Nell’ intervento precedente ho tanto parlato di cosa fosse la rete e della sua importanza per quanto riguarda la connessione interpersonale e il “rivivere anchora” attraverso essa. Oggi, girando un po’ su internet, mi sono imbattuto in questa frase di Blake:

« Tutto ciò che vive, non vive solo né per se stesso »

William Blake (1757-1827)

Lo so, citare Blake riferendolo ad Internet è profondamente anacronistico, però possiamo comunque rafforzare la nostra idea di rete con queste parole. Cos’è, infatti, la rete, se non un’ interconnessione di nodi, cioè di persone, esseri umani viventi e pensanti, che collaborano insieme?!





La “ragion d’essere” di questo blog

7 03 2009

Non avrei mai pensato di scrivere un blog.

Ho sempre visto questa parola in modo negativo, sinonimo di “persona internet-dipendente che non ha niente di meglio da fare che andare a raccontare i fatti suoi al mondo intero”. Per questo motivo avevo sempre non dico disprezzato (sarebbe ingiustificatamente eccessivo) ma comunque snobbato coloro che ne gestivano uno.

Ora, invece, la mia opinione è cambiata (si dice che solo i folli non cambino mai idea…).

La mia posizione si è modificata in seguito all’ incontro col prof. Formiconi. Oltre al suo carisma e alla sua cabarettistica loquacità, è stato capace di mostrarmi che la “rete” non è quell’ “universo parallelo” corrotto e maligno – stereotipo che mi ero costruito nella mente- dal quale si doveva diffidare e la cui unica utilità era l’attingere come un parassita ciò che poteva dare, bensì un mondo amico, una sorta di appendice del mondo reale (la “real life”) in cui ognuno, pur mantenendo la propria individualità personale, è in grado di esprimersi su cosa vuole e come meglio crede. Non solo: la rete non consiste unicamente in questa emancipazione personale. Ognuno di noi è anche in grado, con ciò che condivide, di migliorare anche l’altro che leggerà il “post”, di elevarlo. Anche se contribuiremo alla crescita di una sola persona sui miliardi che visiteranno il blog, la nostra fatica sarà esponenzialmente ripagata.

Questa doppia visione della rete (cioè di “emancipatore personale e sociale”) mi era ancora sconosciuta. Resto comunque fermamente convinto che Internet sia e rimanga un mezzo da utilizzare (e, perché no, migliorare) , una facilitazione, e non un fine da perseguire (cosa che molti non hanno purtroppo ancora compreso…).

Ho deciso di intitolare questo blog con una citazione presa dall’ “IL”, il vocabolario italiano-latino (Castiglioni, Mariotti) che tutti i classicisti e gli scientifici (come il sottoscritto) hanno usato (e spesso odiato) per ben 5 anni della loro vita: “è bello doppo il morire, rivivere, anchora…”.

Mi è venuta in mente questa frase perché è un’incitazione all’azione…in un certo senso, si può dire che racchiude tutta quella “filosofia della rete” appena descritta. Questo è il modo di perseguire l’immortalità, cioè manifestarsi ed aprirsi nel mondo (la Rete per eccellenza), non rimanere chiusi nel buio “ad una fioca lucerna poetando”, anche se di cose immense, ma egoisticamente soli, senza nessuno con cui condividere, quindi senza nessuno che ti potrà mai ricordare.

Bene, in questa presentazione mi sono dilungato abbastanza, magari cercherò di essere più breve nei prossimi interventi. Grazie a tutti coloro che hanno speso 10 minuti del loro tempo per leggere tutto ciò. Alla prossima!