La “ragion d’essere” di questo blog

7 03 2009

Non avrei mai pensato di scrivere un blog.

Ho sempre visto questa parola in modo negativo, sinonimo di “persona internet-dipendente che non ha niente di meglio da fare che andare a raccontare i fatti suoi al mondo intero”. Per questo motivo avevo sempre non dico disprezzato (sarebbe ingiustificatamente eccessivo) ma comunque snobbato coloro che ne gestivano uno.

Ora, invece, la mia opinione è cambiata (si dice che solo i folli non cambino mai idea…).

La mia posizione si è modificata in seguito all’ incontro col prof. Formiconi. Oltre al suo carisma e alla sua cabarettistica loquacità, è stato capace di mostrarmi che la “rete” non è quell’ “universo parallelo” corrotto e maligno – stereotipo che mi ero costruito nella mente- dal quale si doveva diffidare e la cui unica utilità era l’attingere come un parassita ciò che poteva dare, bensì un mondo amico, una sorta di appendice del mondo reale (la “real life”) in cui ognuno, pur mantenendo la propria individualità personale, è in grado di esprimersi su cosa vuole e come meglio crede. Non solo: la rete non consiste unicamente in questa emancipazione personale. Ognuno di noi è anche in grado, con ciò che condivide, di migliorare anche l’altro che leggerà il “post”, di elevarlo. Anche se contribuiremo alla crescita di una sola persona sui miliardi che visiteranno il blog, la nostra fatica sarà esponenzialmente ripagata.

Questa doppia visione della rete (cioè di “emancipatore personale e sociale”) mi era ancora sconosciuta. Resto comunque fermamente convinto che Internet sia e rimanga un mezzo da utilizzare (e, perché no, migliorare) , una facilitazione, e non un fine da perseguire (cosa che molti non hanno purtroppo ancora compreso…).

Ho deciso di intitolare questo blog con una citazione presa dall’ “IL”, il vocabolario italiano-latino (Castiglioni, Mariotti) che tutti i classicisti e gli scientifici (come il sottoscritto) hanno usato (e spesso odiato) per ben 5 anni della loro vita: “è bello doppo il morire, rivivere, anchora…”.

Mi è venuta in mente questa frase perché è un’incitazione all’azione…in un certo senso, si può dire che racchiude tutta quella “filosofia della rete” appena descritta. Questo è il modo di perseguire l’immortalità, cioè manifestarsi ed aprirsi nel mondo (la Rete per eccellenza), non rimanere chiusi nel buio “ad una fioca lucerna poetando”, anche se di cose immense, ma egoisticamente soli, senza nessuno con cui condividere, quindi senza nessuno che ti potrà mai ricordare.

Bene, in questa presentazione mi sono dilungato abbastanza, magari cercherò di essere più breve nei prossimi interventi. Grazie a tutti coloro che hanno speso 10 minuti del loro tempo per leggere tutto ciò. Alla prossima!

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