I Care

17 03 2009

Non vedremo sbocciare dei santi finchè non ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale…

Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I CARE”. E’ il motto intraducibile dei giovani […] migliori: ” me ne importa, mi sta a cuore”. E’ il contrario esatto del motto […] “me ne frego”.

Questa è solo una piccola citazione del grande don Milani. Un uomo, biologicamente come tutti noi (e, in questo momento, direi anche anatomicamente! Però dietro quell’ aspetto comune si nasconde un grande uomo, un uomo che ha saputo capire davvero che cosa è l’insegnamento, che è riuscito a comprendere che la scuola non è solo quella che si fa dentro a quell’ edificio, a sedere su una sedia e con un libro aperto sul banco. No. La prima scuola è la vita,  l’ esperienza. Ecco un altro brano tratto da “Lettera ad una professoressa”:

Sandro aveva 15 anni. Alto un metro e settanta, umiliato, adulto. I professori l’avevano giudicato un cretino. Volevano che ripetesse la prima per la terza volta.

Gianni aveva 14 anni. Svagato, allergico di natura. I professori l’avevano sentenziato un delinquente. E non avevano tutti i torti, ma non è un motivo per levarselo di torno.

Né l’uno né l’altro avevano intenzione di ripetere. Erano ridotti a desiderare l’officina. Sono venuti da noi solo perché noi ignoriamo le vostre bocciature e mettiamo ogni ragazzo nella classe giusta per la sua età.

Si mise Sandro in terza e Gianni in seconda. E’ stata la prima soddisfazione scolastica della loro povera vita.

Sandro se ne ricorderà per sempre.

Gianni se ne ricorda un giorno sì e uno no.

La seconda soddisfazione fu di cambiare finalmente programma.

Voi li volevate tenere fermi alla ricerca della perfezione. Una perfezione che è assurda perché il ragazzo sente le stesse cose fino alla noia e intanto cresce. Le cose estano le stesse, ma cambia lui. Gli diventano puerili tra le mani.

Per esempio in prima gli avreste detto riletto per la seconda o terza volta la Piccola Fiammiferaia e la neve che fiocca fiocca fiocca. Invece in seconda ed in terza leggete roba scriba per adulti.
Gianni non sapeva mettere l’acca al verbo avere. Ma del mondo dei grandi sapeva tante cose. Del lavoro, delle famiglie, della vita del paese.

Qualche sera andava col babbo alla sezione comunista o alle sedute del Consiglio Comunale.
Voi coi greci e coi romani gli avete fatto odiare tutta la storia. Noi sull’ultima guerra si teneva quattro ore senza respirare.

A geografia gli avreste fatto l’Italia per la seconda volta. Avrebbe lasciato la scuola senza aver sentito rammentare tutto il resto del mondo.

Gli avreste fatto un danno grave. Anche solo per leggere il giornale.
Sandro in poco tempo s’appassionò a tutto.

Qello che mi ha sempre affascinato di don Milani è l’ empatia che riusciva ad instaurare coi ragazzi, coi giovani. Cosa davvero difficile, specialmente per un sacerdote in un’Italia spaccata dalle tensioni sociali della metà del ‘900. Empatia incredibile per un uomo semplice quale era. Ma io oggi mi chiedo: cosa penserebbe oggi don Milani vedeno quello che è diventatao lo scopo dell’ istruzione?

Da quanto traspare dagli scritti del priore di Barbiana, egli aveva in mente un istruzione che andava al di là del puro nozionismo, della mentalità dell’ acquisire ilmaggior numero di informazioni possibile: anche questa è una forma di consumismo… Oggi i professori (parlo soprattutto a livello di medioe inferiori e superiore, l’ università ha meno a che fare con queste problematiche, non che ne sia comunque esclusa…) sono semplicemente degli insegnanti che spesso fanno ricadere addosso ai loro poveri studenti tutta la loro immensa conoscienza senza quasi mai curarsi del loro pubblico (obbligato all’ ascolto), non sono dei formatori o educatori che sono in grado (ma soprattutto vogliono) costruire, mattone dopo mattone, la persona studente.

Certo, la situazione attuale non è del tutto negativa, comunque infinitamente lontana dalla visione (quasi utopistica) di don Milani. Questa utopia deve comunque rimanere, anche se probabilmente non si avvererà mai, come un faro che illumina la strada, una stella polare da seguire, anche se impossibile da raggiungere.

Questo post vuole essere uno spunto di riflessione su questo grande uomo e su ciò che ci ha trasmesso, e magari anche una speranza per il futuro. Spero di non essere stato noioso.

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