Il suono del silenzio

25 04 2009

Simon & Garfunkel, “the sound of silence”.

In restless dreams I walked alone,
narrow streets of cobblestone
‘neath the halo of a streetlamp
I turned my collar to the cold and damp
when my eyes were stabbed by the flash of a neon light
split the night… and touched the sound of silence

And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never shar
e
noone dare, disturb the sound of silence

Fools said I you do not know,
silence like a cancer grows,
hear my words that I might teach you
take my arms that I might reach you
but my words, like silent raindrops fell…
and echoed the will of silence

And the people bowed and prayed,
to the neon god they made
And the sign flashed out its warning
in the words that it was forming
And the sign said, “The words of the prophets
are written on the subway walls, and tenement halls
and whisper the sounds of silence.

Canzone famosissima dalla melodia molto orecchiabile. Tuttavia il testo è a volte trascurato: per questo motivo l’ho inserito qua sopra (in versione originale, ovviamente!).

Ecco ora qualche spunto di riflessione.

Il silenzio: in questa canzone se ne parla molto (ma và!), ma chiediamoci anzitutto: cos’è il silenzio? Tutti noi abbiamo in mente un’ idea generale corrispondente al concetto di “silenzio”, e siamo anche consapevoli di cosa significhi “fare silenzio”. In fondo, è una cosa con la quale abbiamo quotidianamente a che fare. Ma ora io mi chiedo: esiste davvero Il silenzio? Potrebbe sembrare una domanda retorica senza alcun significato. Sofisticamente potrei dire che il silenzio non esiste: poniamo di essere da soli in una stanza chiusa isolata dal mondo circostante. Sicuramente c’è quello che noi appelliamo col sostantivo “silenzio”. Ma già nel momento stesso in cui dico “qui c’è silenzio”, quello è già sparito. Ma anche solo il pensare quella proposizione fa scomparire il silenzio.

Silenzio è dunque il Vuoto.

Vuoto, o meglio, Nichilismo.

Nichilismo, da nihil (lat) che significa nulla. Nichilismo è il Nulla. Nulla, che si contrappone a Tutto. Tutto, che è pienezza.

E’ impossibile, per l’essere umano, concepire il Nulla: da quando siamo nati siamo immersi un un mondo pieno, tridimensionale. Anche se esistesse una stanza come quella di cui parlavo prima, ci sarebbe comunque qualcosa, e se anche fosse vuota, sarebbe delimitata da muri. Quindi, vuoto=infinito.

L’uomo ha paura dell’ infinito. Ha paura perchè sfugge al suo controllo e non potrà mai conoscerlo tutto nella sua interezza. Ma torniamo al silenzio nichilistico.

“people talking without speaking/people hearing without listening/people writing songs that voices never share”: questa è la cosa che mi spaventa di più,  cioè l’impossibilà del poter comunicare fra le persone, una sorta di “impotenza comunicativa”.

“but my words, like silent raindrops fell…/and echoed the will of silence”: parole che scivolano via, che non provocano nè piacere nè disgusto, stanno lì qualche attimo e poi cadono nell ‘oblio. Perole di speranza, di coraggio, di conforto, di compassione (nel senso etimologico del termine), di empatia.

Non voglio stare qui a fare retorica dicendo che l’uomo moderno è un uomo senza più alcun valore ed emotvamente vuoto.

Voglio invece parlare dell’ uomo che è il soggetto di questa canzone: di colui che si prodiga instancabilmente per l’altro, a volte per il mondo intero, portando avanti le proprie idee. Idee, s’intende, che possono essere giuste, sbagliate, condivisibili o meno, ma comunque sono idee nate da una mente pensante.

Immaginiamo, allora, quest’ uomo, “poeta (che dal greco significa creatore) di idee”, che entra in contatto col mondo per cercare di cambiarlo (in meglio, ovviamente). Contatto che potrebbe, dovrebbe trasformarsi in scontro – il nuovo spaventa sempre un po’. Questo scontro invece non avviene: il mondo ignora il “poeta” che è quindi condannato ad un ‘esistenza infelice diventando “comunicativamente impotente”.

Ora, tutte queste considerazioni si possono traslare ai rapporti interpersonali. Infatti, purtroppo (e lo dico con una tristezza infinita), anche i rapporti inerpersonali tendono vorticosamente ad essere sempre più opportunistici e (di conseguenza) sempre meno veri. Senza dubbio civili, tuttavia unicamente formali. Il valore dell’ Amicizia, ad esempio, esiste ancora? E dell’ Amore?

Io non lo so.

Io voglio credere che esistano ancora. Voglio.

“Io non voglio diventare Vuoto, non voglio essere come loro, NO! Io posso, anzi, voglio…ho il dovere di cambiarli…! Non posso ignorare tutto, far finta di niente, diventando come loro, no!”.

La sorte di quest’ uomo è infelice perchè troverà sempre cancelli sbarrati davanti a sè.

Non smetterò mai, dico MAI, di combattere! E’ l’unica cosa per la quale vale la pena vivere, senza questo sarei Il Vuoto, e preferirei morire piuttosto che diventare così.

L’uomo non smetterà mai di credere e di sforzarsi, sa che le sue fatiche saranno ricompensate, sa di essere nel giusto. Anche se forse non riceverà mai la sua ricompensa e vivrà una vita come ingabbiato in una prigione vuota.

“Non smetterò mai di combattere fin quando gli uomini non arriveranno a capire di essere immensamente vuoti…e ciò forse non avverrà mai. Sono destinato per questo all’infelicità? Infelicità dovuta alla comprensione che gli altri sono infelici e non se ne accorgono? Forse si.”

“Continuerò a combattere, te lo giuro, per sempre. Eternamente tuo.”

Firmato:

un “poeta” che non è del tutto convinto di essere “impotente”


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