Metafora

7 06 2009

Avete presente una quercia?

Oppure un cipresso, un tiglio, un salice… un albero, insomma?

Prendiamo una quercia.

Le querce sono alberi che possono giungere ad avere dimensioni grandissime. Ora guardiamo una quercia ed ammiriamone il suo imponente aspetto. Noi possiamo vedere solo il tronco, i rami e le foglie, senzaneanche minimamente considerare l’assurdo intreccio delle radici nel sottosuolo.

Immaginiamo ora di poter prendere questa nosta quercia per i rami e di sradicarla: solo ora possiamo ammirare la gigantesca ragnatela che queste radici tessono nel sottosuolo, tanto che se andiamo a misurarla ci accorgiamo che è estesa quanto le parti in supergficie. Quindi possiamo fare la considerazione che, in effetti, un così grande albero non ce l’avrebbe mai fatta a sorreggersi da solo senza delle fondamenta così solide.

Poi, però, possiamo chiederci: ” Quest’ albero che io vedo qui davanti a me è sempre stato così o è il risultato di una certa evoluzione?”

Ci vengono allora messe davanti, accanto all’albero che abbiamo (metaforicamente) sradicato, due cose: un seme (grande, per intendersi, come il nocciolo di una ciliegia) ed un uomo. Tutti abrebbero pensato alsolo seme perchè, come ci insega la canzoncina, “[…] per fare l’albero ci vuole il seme […]”.

E invece no, non è così!

Il seme, da solo, non basta. E’ necessaria anche l’ infinita dedizione dell’ agricoltoreche, armato di acqua, concime, pazienza ed amore, faccia germogliare e crescere il seme affinchè diventi un solido albero. Questo processo è molto faicoso, ma non per questo l’uomo lo abbandona: crede immensamente in ciò che sta facendo, e niente al mondo potrà distoglierlo da ciò. Lentamente, allora, cede anche il seme, cessando di essere tale e trasformandosi, con sovrumano sforzo, in in qualcos’ altro, qualcosa di inizialmente fragile che poi diventerà forte e grande.

Sono in due a volerlo, questo sviluppo: il seme e l’uomo. L’uomo non lo abbandonerà mai quel seme, il suo seme, e il seme, da parte sua, crescerà sia in alto sia in profondità.

E’ passato ormai molto tempo, la quercia si è sviluppata ed è diventata grandissima, come quella di cui discutevamo all’inizio. L’uomo ora è soddisfatto, ammira la parte superficiale, ma è ben conscio anche di ciò che c’è in profondità, anche senza il busogno di sradicarla. I loro sforzi (dell’uomo e del seme) sono stati appagati ed ora sono felici. Così la quercia può continuare a crescere e fortificarsi, perchè sa che avrà sempre accanto l’ uomo che ha creduto in lei.

Immaginiamo ora che questa grandissima quercia cada.

Sì, cada al suolo producendo un rumore assordante,  si frantumi, si sgretoli su se stessa. E proviamo ad immaginare l’espressione dell’uomo mentre tutto ciò accade davanti ai suoi occhi. Egli rimane lì, immobile, paralizzato dalla visione repentina, non riesce neanche a piangere, a fatica qualche lacrima gli solca il volto. Proviamo ad immedesimarci per un attimo in lui, che vade il suo annoso sforzo andare in fumo in poche frazioni di secondo, pensiamo al lacerante dolore che gli provoca quella caduta: è come se gli venissa strappata una parte di se, del suo corpo.

Allora si avvicina e va a prendere (sempre metaforicamente) l’ albero e lo guarda: vede che è ben sviluppato nelle parti superficiali, ma ha pochissimeed atrofiche radici, ed è caduto al suolo proprio perchè le sue fondamenta erano fragili, inadeguate al peso da sorreggere.

Ecco, il seme ha tradito la fiducia dell’ uomo. Lui (l’uomo) ci aveva creduto in quel seme, ci aveva creduto davvero, aveva creduto nella sua forza e nella sua volontà, gli aveva donato tutto se stesso… ma il seme non aveva creduto nell’uomo e lo aveva superficialmente accontentatocon l’apparenza di un bel tronco e bei rami.

L’uomo è stato tradito dal seme. E’ crollato anche lui insieme all’albero ed ha sofferto molto.

Ha sofferto. Molto.

Mai e poi mai farà affidamento su qul seme. Mai più.

Mai.

“Chi ha orecchie per intendere intenda…”

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3 responses

8 06 2009
Rachele

E sia lodata la sana retorica!!!!
Questa risorsa esclusivamente e meravigliosamente umana, che dall’origine del mondo ci permette di prendere il dolore, guardarlo in faccia, e trasformarlo in poesia! è una risorsa preziosissima, che solo gli esseri umani (alcuni) hanno…..un’arma che a volte può fare la differenza tra vincitore e sconfitto, tra chi vive davvero e chi invece si lascia vivere!
C’è chi crolla insieme alla sua quercia e non si rialza più…chi rimane stordito davanti alla quercia crollata e da lì guarda con cinismo gli altri alberi intorno….e poi c’è chi, nonostante la delusione, continua a credere in se stesso e se ne va…alla ricerca di un seme migliore…

So tutto quello che c’è in questa metafora…ed è inutile che ti dica a quale delle tre categorie di uomini che ho citato sopra penso tu appartenga…
Un abbraccio..

8 06 2009
tomapt

“…se ne va…alla ricerca di un seme migliore… ”
Che dire… grazie!

14 06 2009
paolo

vedi tommaso purtoppo tante volte nella vita capita di investire il proprio tempo e le proprie energie su “semi” che si affidano ad un uomo fino a quando credono di essere in grado di continuare a vivere da soli e di conseguenza lo abbandonano, senza alcuna riconoscenza e spesso facendo soffrire l’uomo che tanto ha creduto in quel seme. Non è facile veder sfumare un “lavoro”, un rapporto costruito in tanti anni e attraverso il superamento di tanti momenti belli e brutti. La differenza è però una: il seme una volta seccato non può rinascere ma l’uomo, può rinascere e diffondere il proprio essere su altri semi nella speranza che qualcuno ne riconosca la vera essenza; ed è su questo che l’uomo deve puntare. Ed un Uomo che io conosco sta facendo ciò con un livello di intelligenza e profondità che va ben oltre l’età che ha…e questo uomo deve avere la consapevolezza che ci sono semi che ancora hanno bisogno di lui, del suo essere…

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