Suggestioni: Chet Baker, chi era costui?

17 05 2009

Non so se avete mai sentito nominare Chet Baker…io, fino a poco tempo fa, no (ringrazio Waalter per avermi acculturato in questo senso).

Chet Baker (1929-1988) era un trombettista statunitense “noto per il suo stile lirico e rilassato e per i suoi contributi al genere conosciuto come cool jazz.” (da Wikipedia).

Ecco, posto qui di seguito un suo brano, molto bello e musicalmente interessante. Di seguito, ho scritto delle suggestioni che ho buttato giù “a caldo” mentre lo stavo ascoltando per la prima volta.

…è quello stile che associo ad un pub d’inizio ‘900 a Londra, molto piccolo e magari ricavato da un seminterrato, con le luci soffuse e l’atmosfera buia, dove le persone sono chine sul loro bicchiere di gin, dove sono presenti sia letterati che stanno leggendo libri sia alcolisti squattrinati e depressi con in mano una vecchia foto piena di ricordi…

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Il suono del silenzio

25 04 2009

Simon & Garfunkel, “the sound of silence”.

In restless dreams I walked alone,
narrow streets of cobblestone
‘neath the halo of a streetlamp
I turned my collar to the cold and damp
when my eyes were stabbed by the flash of a neon light
split the night… and touched the sound of silence

And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never shar
e
noone dare, disturb the sound of silence

Fools said I you do not know,
silence like a cancer grows,
hear my words that I might teach you
take my arms that I might reach you
but my words, like silent raindrops fell…
and echoed the will of silence

And the people bowed and prayed,
to the neon god they made
And the sign flashed out its warning
in the words that it was forming
And the sign said, “The words of the prophets
are written on the subway walls, and tenement halls
and whisper the sounds of silence.

Canzone famosissima dalla melodia molto orecchiabile. Tuttavia il testo è a volte trascurato: per questo motivo l’ho inserito qua sopra (in versione originale, ovviamente!).

Ecco ora qualche spunto di riflessione.

Il silenzio: in questa canzone se ne parla molto (ma và!), ma chiediamoci anzitutto: cos’è il silenzio? Tutti noi abbiamo in mente un’ idea generale corrispondente al concetto di “silenzio”, e siamo anche consapevoli di cosa significhi “fare silenzio”. In fondo, è una cosa con la quale abbiamo quotidianamente a che fare. Ma ora io mi chiedo: esiste davvero Il silenzio? Potrebbe sembrare una domanda retorica senza alcun significato. Sofisticamente potrei dire che il silenzio non esiste: poniamo di essere da soli in una stanza chiusa isolata dal mondo circostante. Sicuramente c’è quello che noi appelliamo col sostantivo “silenzio”. Ma già nel momento stesso in cui dico “qui c’è silenzio”, quello è già sparito. Ma anche solo il pensare quella proposizione fa scomparire il silenzio.

Silenzio è dunque il Vuoto.

Vuoto, o meglio, Nichilismo.

Nichilismo, da nihil (lat) che significa nulla. Nichilismo è il Nulla. Nulla, che si contrappone a Tutto. Tutto, che è pienezza.

E’ impossibile, per l’essere umano, concepire il Nulla: da quando siamo nati siamo immersi un un mondo pieno, tridimensionale. Anche se esistesse una stanza come quella di cui parlavo prima, ci sarebbe comunque qualcosa, e se anche fosse vuota, sarebbe delimitata da muri. Quindi, vuoto=infinito.

L’uomo ha paura dell’ infinito. Ha paura perchè sfugge al suo controllo e non potrà mai conoscerlo tutto nella sua interezza. Ma torniamo al silenzio nichilistico.

“people talking without speaking/people hearing without listening/people writing songs that voices never share”: questa è la cosa che mi spaventa di più,  cioè l’impossibilà del poter comunicare fra le persone, una sorta di “impotenza comunicativa”.

“but my words, like silent raindrops fell…/and echoed the will of silence”: parole che scivolano via, che non provocano nè piacere nè disgusto, stanno lì qualche attimo e poi cadono nell ‘oblio. Perole di speranza, di coraggio, di conforto, di compassione (nel senso etimologico del termine), di empatia.

Non voglio stare qui a fare retorica dicendo che l’uomo moderno è un uomo senza più alcun valore ed emotvamente vuoto.

Voglio invece parlare dell’ uomo che è il soggetto di questa canzone: di colui che si prodiga instancabilmente per l’altro, a volte per il mondo intero, portando avanti le proprie idee. Idee, s’intende, che possono essere giuste, sbagliate, condivisibili o meno, ma comunque sono idee nate da una mente pensante.

Immaginiamo, allora, quest’ uomo, “poeta (che dal greco significa creatore) di idee”, che entra in contatto col mondo per cercare di cambiarlo (in meglio, ovviamente). Contatto che potrebbe, dovrebbe trasformarsi in scontro – il nuovo spaventa sempre un po’. Questo scontro invece non avviene: il mondo ignora il “poeta” che è quindi condannato ad un ‘esistenza infelice diventando “comunicativamente impotente”.

Ora, tutte queste considerazioni si possono traslare ai rapporti interpersonali. Infatti, purtroppo (e lo dico con una tristezza infinita), anche i rapporti inerpersonali tendono vorticosamente ad essere sempre più opportunistici e (di conseguenza) sempre meno veri. Senza dubbio civili, tuttavia unicamente formali. Il valore dell’ Amicizia, ad esempio, esiste ancora? E dell’ Amore?

Io non lo so.

Io voglio credere che esistano ancora. Voglio.

“Io non voglio diventare Vuoto, non voglio essere come loro, NO! Io posso, anzi, voglio…ho il dovere di cambiarli…! Non posso ignorare tutto, far finta di niente, diventando come loro, no!”.

La sorte di quest’ uomo è infelice perchè troverà sempre cancelli sbarrati davanti a sè.

Non smetterò mai, dico MAI, di combattere! E’ l’unica cosa per la quale vale la pena vivere, senza questo sarei Il Vuoto, e preferirei morire piuttosto che diventare così.

L’uomo non smetterà mai di credere e di sforzarsi, sa che le sue fatiche saranno ricompensate, sa di essere nel giusto. Anche se forse non riceverà mai la sua ricompensa e vivrà una vita come ingabbiato in una prigione vuota.

“Non smetterò mai di combattere fin quando gli uomini non arriveranno a capire di essere immensamente vuoti…e ciò forse non avverrà mai. Sono destinato per questo all’infelicità? Infelicità dovuta alla comprensione che gli altri sono infelici e non se ne accorgono? Forse si.”

“Continuerò a combattere, te lo giuro, per sempre. Eternamente tuo.”

Firmato:

un “poeta” che non è del tutto convinto di essere “impotente”






Pensieri su “La Cura”

13 03 2009

Bellissima canzone. Era un po’ di tempo che non la ascoltavo. Poi proprio ieri mi capita tra le mani un lettore mp3 che avevo dimenticato in un cassetto. Mi metto un po’ ad ascoltare in modalità “riproduzione casuale” e dopo poco mi capita di sentire questa canzone.In modo del tutto casuale, in quanto non mi ricordavo minimamente di avrla inserita in quel letore.

Prima di quel momento, non mi ero ancora soffermato sul testo, lo avevo preso come una bella ma comunque comune canzone d’amore. Ma proprio ieri questa mia credenza vacilla. Ecco qui di seguito il testo:

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
TI salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te…
io sì, che avrò cura di te.

Un testo così non può banalmente ridursi ad una canzone che un innamoraissimo “Lui” dedica ad un’ idealtipica “Lei”, per la serie del “vissero felici e contenti”. No, ci deve essere qualcosa di più, qualcosa di più… trascendente.

Non ancora contento, allora, comincio la mia pereginazione sulla rete: all’ inizio trovo solo siti che interpretano questa anzone in modo romanticissimo e sdolcinato. Poi, continuado a cercare, mi imbatto in un blog (questo è il suo link http://la-cura-franco-battiato.blogspot.com/ ).

In questo blog, l’autore fa un’ esegesi molto articolaa ed interessante, analizzando ogni verso del testo della canzone. Mi ha subito incuriosito il titolo: “Una preghiera al contrario”.  In sinesi, ritiene che la canzone sia da interpretare proprio come una preghiera che fa Dio ell ‘uomo, invertendo i classici canoni di uomo che chiede e Dio che risponde. Interpretazionepiuttosto curiosa, che comunque non esclude la possibilità che la canzone sia una canzone d’amore. Amore da intendere non solo strettamente di un uomo per una donna, ma più in generale: per un figlio, un amico, una persona cara…

Personalmente ritengo che uesta interpretazione sia molto interessante, tuttavia forse un po’ troppo complicata. Mi piace comunque molto, e mi rendo conto che essa non è l’ unica possibile interpretazione. E questa canzone mi piace molto perchè, se anche fosse da interpretare come la classicaa canzoncina d’ amore di lui per lei,  non è banale e comune, tutt’ altro. Io non ho (purtroppo) una gran cultura sulla musica di Battiato (anche se spero di colmarepresto questa mia lacuna), perchè la trovavo inutilmente difficile e inconcludente. Ora, la mia opinione si è cambiata: non dico che sono diventato un fun scatenato di Battiato, comunque mi interesserò di più la prossima volta che ascolterò una canzone di Battiato, cercando di andare più a fondo nella comprensione del testo.

Questo post, in realtà, vuole essere, oltre ad uno spunto di riflessione, un invito a non fermarsi all’ apparenza ma ad andare a fondo e approfondire anche cose che appaiono banali. Vi invito inoltre a commentare se avete qualcosa da dire a riguardo.

Ciao a tutti, alla prossima!